L’Olimpichetto ritrovato: un capolavoro in mostra a Vicenza

by Elisa Di Rienzo

Ci sono opere che sembrano destinate a scomparire e che, quando riemergono, riescono a raccontarci una storia ancora più affascinante di quella che avevamo immaginato: è il caso dell’Olimpichetto!

Si tratta di un capolavoro poco conosciuto, ma di straordinario valore, oggi finalmente rimontato ed esposto in Basilica Palladiana a Vicenza, dove sarà visitabile fino al 22 febbraio 2026.

Vederlo oggi significa scoprire una pagina affascinante del Novecento italiano e, allo stesso tempo, poter guardare il Teatro Olimpico del Palladio da una prospettiva nuova e sorprendente. Venite a scoprire di cosa si tratta!

olimpichetto a vicenza
L’Olimpichetto esposto all’interno della Basilica Palladian, Vicenza

Cos’è l’Olimpichetto?

L’Olimpichetto è un ricostruzione quasi a grandezza naturale della frons scenae del Teatro Olimpico, il meraviglioso teatro di Vicenza, ultima opera di Andrea Pallido del 1585, tuttora attivo (è il più antico teatro coperto dell’epoca moderna).

Si tratta della riproduzione delle celebri prospettive lignee progettate da Vincenzo Scamozzi per il teatro palladiano, ma non è un semplice modellino, come ci si aspetta di vedere, ma una struttura complessa, scenografica, concepita per restituire l’effetto visivo e spaziale dell’originale.

olimpichetto

Questa riproduzione fu realizzato nel 1948, in un momento storico delicato e carico di significati: l’Italia usciva dalla guerra e sentiva il bisogno di ricostruire non solo città e infrastrutture, ma anche la propria identità culturale.

L’Olimpichetto nacque proprio con questo intento: portare il Teatro Olimpico nel mondo, far conoscere il genio palladiano oltre i confini di Vicenza.

L’idea fu dal regista teatrale Guido Salvini, che ne promosse la costruzione: ne parla come “piano segreto per Vicenza” nella lettera inviata all’accademico vicentino Antonio dalla Pozza il 1° maggio del 1948 (potete leggerla qui sotto) mentre preparava la messa in scena dell’Edipo Re di Sofocle, la stessa tragedia con cui si inaugurò il Teatro Olimpico nel 1585.

Questa ricostruzione è realizzata con materiali molto leggeri, compensato, cartapesta, stoffa: una frons scenae di altissima raffinatezza e qualità, smontabile e trasportabile, così da poter essere portata in giro per l’Italia, l’Europa e il mondo, diventando una sorta di ambasciatore del teatro palladiano, capace di raccontarne la meraviglia.

L’Olimpichetto permettevano al pubblico di immergersi nella scena, percependo la profondità prospettica, l’illusione ottica delle strade che si allungano all’infinito, l’equilibrio perfetto tra architettura e scenografia.

Lo spettacolo teatrale di Salvini fu rappresentato in anteprima a Vicenza nel settembre 1948 e fu il primo grande evento teatrale del dopoguerra vicentino(e vi ricordo che la lettera di richiesta per la realizzazione era datata maggio dello stesso anno!).

La produzione, questa stessa scenografia e la troupe, con attori di gran fama e giovani promettenti come Vittorio Gassman e Nino Manfredi, venne portata in tournée a Londra il mese successivo (si vedono ancora etichette e timbri in alcune parti della scena) e poi a Parigi.

“Olimpichetto” fu, a tutti gli effetti, un teatro palladiano itinerante: l’unico mai realizzato.

olimpichetto a Londra

Il ritrovamento dopo un lungo oblio

Con il passare degli anni questa ricostruzione scenica venne montata e smontata, ma poi dimenticata. L’ultima sua presenza in un teatro è del 2002, ma per la maggioranza di noi vicentini, non se ne aveva proprio conoscenza.

L’incredibile scoperta di quello che poi si è capito essere l’Olimpichetto è avvenuta recentemente, ritrovato in un magazzino comunale nel vicentino, che doveva essere smantellato a seguito dei lavori in corso per la TAV: si è capito che si era di fronte a qualcosa di particolare, ma non ci si ricordava di questo manufatto, negli ultimi decenni si era perduta completamente la memoria!

Dopo il ritrovamento, sono state fatte ricerche negli archivi storici, si sono ascoltate testimonianze dirette, ricerche nell’emeroteche, per ricostruire la storia, ormai dimenticata, e poi, capito di cosa si trattava, il Comune di Vicenza ha dato il via al restauro.

olimpichetto

L’Olimpichetto ora esposto a  Vicenza fino al 22 febbraio 2026

Rimontare l’Olimpichetto ha significato ricostruire una memoria, restituire senso e leggibilità a un oggetto nato per essere visto e vissuto.

Il risultato è oggi visibile in tutta la sua forza evocativa: una macchina scenica che racconta non solo il Teatro Olimpico, ma anche la cultura del progetto, della copia, della diffusione del sapere architettonico nel Novecento.

Ora è esposto all’interno della Basilica Palladiana, a Vicenza, altro capolavoro di Andrea Palladio e simbolo della città di Vicenza: la Basilica diventa lo spazio ideale per far dialogare questi capolavori.

Fino al 22 febbraio 2026, Vicenza offre ai suoi visitatori la possibilità di incontrare quest’opera unica: Olimpichetto, Il ritorno di un ambasciatore.

L’allestimento permette di osservare da vicino le scene, coglierne i dettagli, comprenderne il funzionamento, ammirare anche quello che c’è dietro, in un percorso veramente insolito.

L’allestimento permette una visione ravvicinata e allo stesso tempo rispettosa. Pannelli esplicativi, apparati multimediali, i costumi dell’Edipo Re di Salvini, accompagnano il visitatore in questa bellissima ed interessante esposizione.

costumi Edipo re
I costumi dell’Edipo Re del 1948

Questa esposizione è un evento unico, destinato a rimanere nella memoria della città. Non solo per il valore artistico dell’opera, ma per ciò che rappresenta: la capacità di Vicenza di riscoprire e raccontare il proprio patrimonio, rendendolo vivo e accessibile.

Sono previsti anche eventi collaterali, visite guidate e e attività didattiche per i bambini. Per ulteriori informazioni vi invito a guardare il sito dedicato: mostre in basilica.

olimpichetto

Questo grande progetto espositivo è ideato e promosso dal Comune di Vicenza con la co-organizzazione di Intesa Sanpaolo ed è curato da Musei Civici Vicenza, Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.


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