Istanbul vera: i quartieri di Fener e Balat

Le zone di Fener e Balat sono tra le più ricche di storia e cultura, le più intriganti e caratteristiche di tutta Istanbul, quartieri in cui convivono diverse etnie, religioni e lingue, come un vero mosaico vivente, tanto da rientrare nella lista dei patrimoni dell’Unesco.

Ma nonostante questo, sono i quartieri meno visitati dai turisti che ogni anno affollano questa città.

Quasi nessuna guida li cita (l’unica che ne dedica un itinerario, tra quelle da me consultate è Istanbul – itinerari d’autore della Lonely planet- Un mondo a parte- la riva sud del corno d’oro).

Ho avuto la fortuna di non perdermi questa zona la più vera, sicuramente la meno scontata, grazie al suggerimento di una amica che è appena rientrata in Italia dopo 4 anni vissuti a Istanbul. Mai consiglio è stato più apprezzato!

La riva sud del Corno d’Oro

Fener e Balat, sono due quartieri, a cui si può aggiungere anche quello vicino di Fatih, che permettono di capire realmente il crogiolo storico, culturale e religioso dei popoli diversi che l’hanno abitata, intercettandosi e mescolandosi, portando fino ad oggi testimonianze di architettura, monumenti, colori e cucine diverse.

Ci troviamo nella parte europea, all’interno delle mure della città vecchia, affacciati sul Corno d’Oro, costa sud.

Un vero dedalo di stradine; l’unica difficoltà è rappresentata dal riuscire ad orientarsi, ma il bello è anche questo.. perdersi!

Fener, il quartiere greco

Il quartiere di Fener è il  quartiere greco: le strade si fanno strette e labirintiche, con interessanti sali e scendi, su stradine di sanpietrini ultra centenari.

Il nome, Fener (noto anche come Fanar o Phanar) deriva dal greco φανάρι, un fuoco che veniva acceso per aiutare la navigazione: una sorta di lanterna utilizzata nel porto commerciale del Corno d’Oro.

Si passeggia tra case ottomane dai colori e dalle forme più bizzarre, alcune perfettamente restaurate, altre incredibilmente diroccate, fra bambini che giocano a pallone per le strade e vivaci caffè di tendenza molto animati, soprattutto nel pomeriggio (noi l’abbiamo visitata di domenica).

La nostra visita è iniziata lungo il grande viale che costeggia il Corno d’Oro, all’altezza della porta Celabi Kepi, una delle due ancora in piedi, delle mure marittime di epoca bizantina,

Siamo entrati nella chiesa ortodossa di Aya Nicola, del XVII secolo, dedicata ad uno dei santi piú venerati al mondo, patrono dei marinai, nonché patrono della cittá di Bari.

Entrando nel cuore del quartiere si arriva in uno dei luoghi più importanti in assoluto della religione Cristiana, il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, la cui importanza storica e simbolica è enorme.

E’ una delle cinque sedi principali della chiesa cristiana; in ordine di gerarchia, il patriarcato di Costantinopoli è il secondo dopo San Pietro a Roma, e precede Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.

La visita della Cattedrale di San Giorgio, un piccolo gioiello di architettura, ristrutturata intorno al 1720, ma soprattutto di enorme valore simbolico e storico, dovrebbe essere, quindi, una tappa fissa per chi visita la città, ma in realtà non è cosi.

Noi, purtroppo, abbiamo potuto dare solo uno sguardo veloce, perché era la domenica della Pasqua ortodossa: la chiesa e il patio erano pieni di gente in festa e nella chiesa stavano iniziando le funzioni della festività.

La chiesa custodisce preziose reliquie, fra cui quelle di Sant’Andrea apostolo, considerate il primo vescovo della cittá, quelle di San Gregorio il Teologo, di San Giovanni Crisostomo e di Santa Eufemia. Inoltre, custodisce un frammento che si dice essere proveniente da una delle (presunte) colonne della flagellazione di Cristo.

Risalendo il reticolo di viuzze, tra case fanariote con il bucato steso ad asciugare tra i palazzi, ci si trova davanti al Rum Lisesi, il Liceo Greco Ortodosso, magnifico e caratteristico edificio in mattoni rossi, con una grande cupola, che sovrasta la collina di Fener e testimonia il ruolo importante che la comunità greca rivestiva a quel tempo.

Si continua poi a passeggiare con il naso all’insù in questo pittoresco quartiere greco di Fener, tra le sue stradine strette, pendenti e labirintiche, guardando le affascinati case ottomane in legno, colorate: alcune di esse risalgono a circa 200 anni fa.

In passato, molte di queste case appartenevamo ad intellettuali. Ora alcune sono state ristrutturate e trasformate in alberghi, ristoranti e bar alla moda.


Balat, il quartiere ebraico

Balat, invece, era il quartiere ebraico, che rimase tale sia sotto i bizantini sia sotto la dominazione ottomana, questo, ancora una volta, a dimostrare il clima di convivenza interreligiosa che ha sempre caratterizzato Istanbul.

Gli ebrei hanno cominciato a lasciare il quartiere dopo il forte terremoto del 1894, spostandosi in parte nel quartiere di Galata ed in parte emigrando in Israele.

Dopo il 1960 la residua minoranza ebraica benestante di Balat si è trasferita nel quartiere di Şişli. Di conseguenza si è assistito ad una completa trasformazione del quartiere, che da zona estremamente ricca si è in fretta trasformata in zona di immigrati delle classi sociali più basse, comportando un periodo di profonda trascuratezza a cui solo oggi si sta facendo fronte grazie ad un importante progetto di riqualificazione patrocinato dall’Unesco.

Oggi ci troviamo di fronte ad un intrigante contrasto di  splendore e degrado.

Proseguendo a piedi, risalendo la collina, sperando sempre di non perdersi tra le piccole stradine, si raggiunge la famosa Chiesa di San Salvatore in Chora, oggi conosciuta come Kariye Müzesi.

All’interno i suoi magnifici mosaici e i suoi affreschi, sono ritenuti tra i più belli del mondo. E’ senza dubbio di uno dei più importanti monumenti storici di Istanbul, straordinario esempio della perfezione stilistica bizantina.

Purtroppo, una volta arrivati, abbiamo trovato tutta la chiesa in restauro; l’interno è parzialmente visitabile, ma ci hanno detto che i mosaici più belli non erano visibili, e così abbiamo rinunciato e fatto dietro front.. per la prossima volta!

Nel quartiere ci sono ancora tre sinagoghe e arrivando sulla sommità di Balat si entra in un parco da cui si può ammirare un panorama mozzafiato su tutto il Corno d’oro.

Per le strade di Balat si possono trovare alcuni negozi artigianali dei pescatori, macellai, commercianti, molte osterie, i kahveane, i tipici caffé alla turca, forni e pasticcerie.

Dove mangiare un buon pide e bere un caffè turco

Per il pranzo posso consigliarvi la nostra tappa: avevamo voglia di assaggiare il famoso pide, la pizza dell’Anatolia a forma di barchetta, e la pizza “turca” chiamata lahmaçun, farcita con carni macinate, pomodori e peperoncino.

La nostra scelta è andata su Forno Balat, e le aspettative non ci hanno deluso!

Seduti attorno ad un grande tavolo al centro della sala, abbiamo mangiato pizze tipiche cotte al forno, sorseggiando ayran (la bevanda turca a base di yogurt) e limonata fresca; poi qualche meze dal buffet del “brunch” (che viene servito solo il sabato e domenica).

Per il caffè ci siamo fatti attrarre da questo piccolissimo locale, dove preparavano il caffè turco nella sabbia rovente in un carrettino sulla strada, anche aromatizzati. Si chiama Aski Ruba Kafe nella via principale di Balat. (www.askiruba.com)

Consiglio vivamente la visita di questi due quartieri, se state programmando una vacanza nella bellissima Istanbul!


ciao!

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