Quando ho saputo che in Galles vivono 3 milioni di persone e 11 milioni di ovini, ammetto di essere stata un po’ sorpresa!
Ospite di un viaggio organizzato da HCC Meat Promotion Wales, l’Ente che sostiene e promuove il comparto delle carni rosse gallesi in Europa e del mondo, da Singapore al Canada, sono andata alla scoperta del Welsh Lamb IGP, con il claim #semplicementegallese, e ora posso confermare che è proprio così!
Che il Galles sia una terra dedicata all’allevamento ovino, che sia uno dei più grandi produttori di carne di agnello d’Europa, lo si percepisce subito.
Un paesaggio unico, costellate da tanti “puntini bianchi“, gli agnelli, che si disperdono tra verdi colline, vallate a perdita d’occhi e fitti boschi, dove gli animali sono liberi di pascolare tutto l’anno, trovando qui il loro habitat perfetto!
Perché il Welsh Lamb è così speciale?
L’ambiente e il cibo
L’agnello gallese è diverso dalle altre carni di agnello, ha caratteristiche, sapore e consistenza che sono tipiche solo di questa terra.
Gli agnelli del Galles crescono in totale libertà, tra pascoli verdi e puliti, in un ambiente assolutamente naturale e incontaminato, in un clima particolarmente favorevole grazie all’aria fresca del mare che arriva fino alle colline, creando un clima umido e temperato che garantisce pascoli rigogliosi. Questo il grande segreto!
Il suo sapore unico, così dolce e naturale, deriva proprio da ciò di cui si nutrono: solo ed esclusivamente di erba fresca, erica e piante verdi autoctone, seguendo il ritmo delle stagioni, motivo per cui l’esportazione di queste carni avviene, soprattutto, tra giugno e gennaio.
Una lunga tradizione
L’allevamento ovino è documentato in Galles sin dal XIV secolo. Le tecniche di produzione hanno tradizione secolare e sono state tramandate da padre in figlio. Da secoli, le razze ovine indigene sono prosperate in pascoli naturali, in uno degli angoli più incontaminati del mondo.
Alla fine del XIX la Regina Vittoria voleva che a corte non venisse servito nessun altro tipo di agnello se non quello gallese, per la sua tenerezza e inconfondibile sapore.
Un prodotto leggendario, oggi riconosciuto in tutto il mondo, risultato di moltissimi anni di allevamenti improntati a metodologie tradizionali, generazioni di expertise zootecnica e, ovviamente, l’abbondanza di pascoli naturali.
E’ un marchio IGP: autenticità, integrità e traccibilità
La qualità di queste carni è stata riconosciuta dalla Commissione Europea che le ha attributo caratteristiche regionali speciali. Dal 2003 l’agnello gallese può fregiarsi del marchio IGP a garanzia della totale sua tracciabilità, autenticità e integrità e della qualità delle sue eccezionali caratteristiche.
Quindi solo gli agnelli nati, allevati in Galles e macellati in mattatoi approvati dall’ente di controllo HCC (Hybu Cig Cymru) possono essere commercializzati come Welsh Lamb.
La carne d’agnello gallese è molto gradita proprio per il suo gusto caratteristico, per la freschezza, tenerezza, per la qualità e varietà dei suoi tagli.
È una carne dalle grandi qualità, la tenerezza, il sapore naturale, delicato, e la succulenza sono le caratteristiche che ne determinano la bontà. I tagli piccoli e vari con cui viene presentata sul mercato italiano l’hanno resa una carne facile da cucinare, versatile e adatta alla dieta quotidiana.
Jeff Martin, responsabile di HCC Italia (Meat Promotion Wales)
Il mercato italiano
Il Welsh Lamb IGP si trova anche in Italia, da oltre un decennio.
Le qualità dell’agnello gallese sono riconosciute dai più famosi chef del mondo (nel Regno Unito oltre 60 ristoratori sono membri del Walsh Lamb Club, fondato da sua Altezza Reale il Principe del Galles ne 2010) e anche in Italia numerosi e rinomati chef scelgono questa carne per sua qualità.
Per chi, invece, vuole cucinarlo a casa, può trovare diversi tagli, non solo costolette, quindi, ma anche spalla, cosciotto, nei banchi dei carne fresca delle principali catene distributive: la riconoscete da logo WELSH LAMB IGP che trovate nella confezione.
#semplicementegallese
con il fattore Arwyn, il cane Roy e le colleghe Roberta Castrichella e Sara Milletti