Friselle pugliesi: con pomodorini, fichi e stracciatella

Le friselle sono un tipico pane pugliese, simbolo del Salento ma famose in tutto il mondo, preparate con farina di grano duro e cotte due volte,  fino a diventare croccante.

La frisella, frisa, o “friseddha”, sta anche ad identificare un piatto semplice, fresco, presente nelle tavole pugliesi non solo d’estate, e che tradizionalmente sostituiva il pane nei periodi di carestia.

Poteva, infatti, essere conservata a lungo: veniva poi ammorbidita con dell’acqua per poterla gustare al meglio e assorbire bene eventuali condimenti.

Si dice che i pescatori la ammorbidissero direttamente nell’acqua del mare.

L’origine del nome, la teoria più accreditata, si fa condurre al termine latino “frendere”, ovvero macinare, ridurre in piccoli pezzi: quello che succede quando la frisella viene immersa in acqua prima di esser condita e mangiata.

Di rientro da qualche giorno in terra pugliese, con un bel po’ di pacchi di friselle “quelle buone” in valigia, non ho potuto non omaggiare questa terra con una originale ricetta.

Le friselle e le tanti varianti

Un pane secco e disidratato, realizzato con farina di grano duro, oggi disponibile anche con diversi tipi di farine (molto diffusa la frisella d’orzo) che si ottiene da una doppia cottura, per poi essere reidratato in acqua e condito come si preferisce.

Con olio di oliva extravergine, origano, pomodoro è il condimento base, e senza dubbio il mio preferito, d’estate.

Ma potete anche arricchirle con tonno, peperoni al forno, olive, mozzarella, alici: direi che non c’è limite alla fantasia!

Quella che vi propongo è una gustosa variante che vi consiglio di provare.

La ricetta da cui ho preso spunto (sulla rivista Sale&pepe) era realizzata con fiordilatte, fichi e pomodori.

La mia versione di frisella salentina prevede della stracciatella, pomodori e fichi al forno conditi con rosmarino, fiori di lavanda e semi di finocchio.

Vi consiglio di provarla anche sostituendo la stracciatella o la mozzarella con il labneh, il formaggio mediorientale spalmabile che si ottiene dallo yogurt, e che potete tranquillamente fare in casa (al link la ricetta).

Friselle con pomodorino, fichi e stracciatella
Piatto: Antipasti
Cucina: Mediterranean
Porzioni: 4
Ingredienti
  • 4 friselle
  • 300 g stracciatella (o mozzarella fiordilatte)
  • 4 fichi neri
  • 16 pomodorini ciliegia
  • 2 cucchiaini miele (o zucchero di canna)
  • 1 cucchiaino semi di finocchio
  • qb timo limone
  • rosmarino
  • fiori di lavanda (facoltativo)
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe
Istruzioni
  1. Lavate i pomodorini, asciugateli, tagliateli a metà e metteteli su una placca da forno coperta con carta forno.

  2. Sciacquate delicatemente i fichi, tagliateli a fettine e poneteli nella stessa placca.

  3. Condite con olio, sale, pepe, erbe aromatiche, i semi di finocchio pestati e il miele (o zucchero di canna).

  4. Mettete in forno a 200°C per 15 minuti. Lasciate intiepidire.

  5. In una ciotola mettete un po' di acqua (eventualmente anche un po' del liquido della mozzarella se la utilizzate) e immergete le friselle, una alla volta, per pochi secondi.

  6. Mettete le friselle su un piatto di portata e conditele con un filo di olio. Su ogni frisella mettete un cucchiaiata di stracciatella (o qualche fettina di mozzarella) e aggiungete i fichi e i pomodori arrostiti.

  7. Completate con un filo di olio, qualche rametto di timo fresco e una macinata di pepe.

Dai tempi dei crociati ai giorni nostri

La leggenda vuole che le origini di questo piatto siano da condurre agli albori del primo millennio, durante il periodo dei crociati, che partivano dai porti di Otranto e Brindisi, alla volta della Terra Santa.

I militari destinati a restare a lungo lontano da casa, dovevano portare con loro viveri in gradi di resistere alla lunga traversata e la frisella era un’ottima alternativa al pane, tanto è vero che veniva chiamatia il pane dei crociati.

Esiste però anche un’altra teoria sulle origini della frittella, che la destinerebbe alla Grecia, dove gli antichi la utilizzavano come biscotto, per poi, da lì, esser esportata nel “vicino” Salento.

Provate e fatemi sapere che ne pensate!


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